24 mar

Fino a che punto ci deve condizionare l’amore del prossimo?

Como, 26 marzo 2017
ore 11.30
Chiesa Valdese (v. Rusconi 21)

“Fino a che punto ci deve condizionare l’amore del prossimo?”
Liberta’ e responsabilità cristiana a 500 anni dalla Riforma

Prof. Sergio Rostagno, docente emerito di Teologia sistematica presso la Facoltà Valdese

Il tema del rapporto tra conoscenza e azione ha visto nei secoli profonde fratture culturali e politiche. Neppure oggi la problematica si può dire conclusa. Il comandamento di Dio fin dall’ebraico è a misura dell’uomo, che nella traduzione latina diventa un significativo iuxta te. Ma come si passa dal soggetto all’azione? La fondazione metamorale del soggetto consente di approfondire l’idea centrale in cui etica e non etica, ovvero etica e fede, sono prima fortemente distinte e poi cautamente riavvicinate. In compagnia di Barth si studiano tre temi connessi con la dialettica tra fede e prassi: quelli di “realizzazione”, di “decisione” e di “conoscenza cristiana”.

15 mar

Marzo 2017: costruire la pace

Infatti Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo, non imputando agli uomini le loro colpe, e ha messo in noi la parola della riconciliazione. Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio.

(2 Corinzi 5, 19-20)

“Pace a voi!” Questo è il triplice saluto (“shalom” / “salaam”) del Risorto ai discepoli nell’Evangelo secondo Giovanni (Giov. 20, 19,21,26). Vale a dire: Gesù  sa di che cosa hanno bisogno coloro che lui sta per lasciare nel mondo: “Vi ho detto tutto questo perché troviate in me la pace. Nel mondo avrete dolori; coraggio, però! Io ho vinto il mondo” (Giov. 16,33).

La pace di cui parla il Vangelo di Giovanni non si riferisce né alla pace del mondo, né alla quiete individuale del cuore.

Ed è questa la sconcertante costante in tutto il Nuovo Testamento: la pace che abbiamo “in Cristo” non significa in primo luogo di essere in pace con noi stessi. Avere pace in Cristo vuol dire trovare un rinnovato equilibrio nel nostro rapporto con Dio. La pace è dunque non da costruire con opere nostre giuste, ma un frutto della fede, della fiducia in Dio.

Amelia Boynton Robinson (1911-2015), nota collaboratrice di Martin Luther King nella lotta per i diritti civili, diceva: “La fede è il soffio vitale di Dio nelle sue creature. E per fede che si muove il mondo. La fede ci insegna la dipendenza reciproca, la fiducia. Un bambino dipende da sua madre, si fida di lei, sa che lo proteggerà, lo nutrirà e non lo abbandonerà. Questo sentimento innato di fiducia, ha a che fare con la fede, la sola capace di farci uscire dalle nostre paure.”

La fede è l’antidoto alla paura, e chi non ha paura, non deve costruire né muri, né procurarsi armi per attaccare. Costruire la pace vuol dire, quindi, cercare di far crescere la fiducia figliale in Dio e di riscoprire in Cristo il dono della relazionalità. Le chiese cristiane possono fare molto in questo senso, se credono davvero in Colui che “dei due popoli ne ha fatto uno solo e ha abbattuto il muro di separazione abolendo nel suo corpo terreno la causa dell’inimicizia” (Efesini 2,14).

Past. Andreas Köhn

12 feb

Film: Fedeli nei secoli

valdesi film muto

19 febbraio, Chiesa Valdese,

v. Rusconi 21, COMO, ore 12.00

FEDELI NEI SECOLI

Presentazione del film storico muto sui Valdesi del 1924 (versione restaurata) con Gabriella Ballesio, responsabile dell’Archivio storico della Tavola Valdese a Torre Pellice

 

 

12 feb

Lutero e la Bibbia: l’opera del Riformatore in un saggio di monsignor Buzzi

É uscito per le edizioni della Claudiana il saggio di monsignor Buzzi, prefetto della Biblioteca Ambrosiana e teologo, dal titolo “La Bibbia di Lutero”. Un’uscita cronologicamente in sintonia con la ricorrenza del cinquecentenario della Riforma protestante che le chiese riformate si apprestano a celebrare.
Il saggio è stato presentato presso la libreria Ubik di piazza San Fedele a Como martedì 7 febbraio; durante l’incontro il relatore, monsignor Buzzi, ha dialogato con il pastore Koehn evidenziando il grande impegno e la forte passione che animarono Lutero e lo accompagnarono per tutta la vita: rendere la Parola comprensibile senza tradirne lo spirito originario, al fine di farsi strumento irrinunciabile su cui basare la conversione e la predicazione, tenendo fede così al principio della ‘sola scriptura’.
È comprensibile quindi, nell’affrontare un testo come la Bibbia, quanto sia fondamentale la lingua e quanto grande possa essere stata nel tempo la preoccupazione di non tradire lo spirito e la sostanza delle parole che ne formano la narrazione.
Lutero, ha più volte ribadito monsignor Buzzi, continuò a rivedere i testi con l’aiuto della filologia,
una disciplina che, proprio negli anni che lo videro impegnato nella traduzione, si veniva affermando. Tutto il suo sforzo fu sostenuto dall’idea, come ben sappiamo, che solo attraverso la lettura diretta – ovvero accessibile a tutti – e la predicazione basata sulla conoscenza della Parola autentica poteva riformarsi la chiesa e tornare all’evangelo. A partire da questa considerazione, il nostro pastore ha paragonato l’impegno profondo e costante di Lutero a rivedere il testo senza tradirne lo spirito, per renderlo più aderente all’annuncio fattoci dal Cristo, a ciò che la chiesa è chiamata a fare: rinnovarsi, senza tradire il messaggio biblico.

MARINA GRIMALDI