08 Gen

Tutto è compiuto?

“Ogni cosa è compiuta. Io sono l’alfa e l’omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente della fonte dell’acqua della vita.”
(Apocalisse 21,6)

All’inizio del nuovo anno ci confrontiamo con questo particolare testo biblico – uno degli ultimi versetti del libro della cosiddetta “Rivelazione di Giovanni”. Il brano è stato scelto da parte di molte chiese protestanti in tutto il mondo come versetto guida per l’intero anno 2018. Così ancora una volta, l’Apocalisse ci piomba addosso con le sue immagini e ci colpisce ancora con il suo linguaggio misterioso, solenne e maestoso.

“Tutto è compiuto!”

Davvero tutto?

Alla fine di un anno importante, come quello precedente in cui abbiamo lavorato molto
anzitutto per il restauro del Tempio, ci rendiamo conto del fatto che tante cose sono ancora da completare: dalla sagrestia in fondo, dietro l’abside, fino all’organo in cantoria, sopra l’ingresso, dalla facciata esterna al cortile interno.

schizzo Nuova Gerusalemme

schizzo del fumettista E. Breitschuh sulla “nuova Gerusalemme”

Quello che ci auguriamo per il nuovo anno è che possiamo finire ciò che abbiamo incominciato, portare finalmente a termine il nostro lavoro. Vorremmo anche noi poter dire: tutto è – felicemente – compiuto! Non siamo però ancora giunti alla fine. Molto rimane ancora da fare. Colui che dice di essere “il primo e l’ultimo” è anche colui che è sempre presente e che viene e che avviene (Apocalisse 1,8). Dio, colui che ci parla nel suo Figlio, non è semplicemente qualcuno che possiamo trovare come rinchiuso in un passato vicino o lontano che sia, ma è sempre e comunque qualcuno che continua a esserci con la sua opera di salvezza nella storia concreta del suo popolo. Nell’Apocalisse, Dio appare anzitutto come il Signore del tempo che resta. L’Apocalisse non è quindi tanto il libro che ci parla della fine del tempo o della storia, bensì il libro che ci invita a interpretare e vivere la nostra vita nella prospettiva del regno di Dio che sta in mezzo a noi e davanti a noi. “Vieni, Signore Gesù!” Così si pregava nelle prime comunità cristiane alla fine del culto. “Vieni in mezzo a noi, Dio liberatore.” Così cantiamo ancora noi oggi.

I nostri desideri, i nostri sogni si realizzano come effetto collaterale del nostro avere sete e fame di giustizia, come ci dice Gesù nel Vangelo secondo Matteo: «Non è la vita più del nutrimento, e il corpo più del vestito? (…) Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più.» Oppure potremmo dirlo anche con parole più spirituali del Vangelo di Giovanni: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno». Questo vuol dire che nella fede il mistero dell’acqua della vita della nuova Gerusalemme potrà diventare realtà già qui ed ora, nella testimonianza concreta di coloro che hanno una relazione vitale con Gesù. (A. Köhn)

03 Feb

La Parola ritrovata

Questo comandamento che oggi ti do, non è troppo difficile per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: “Chi salirà per noi nel cielo e ce lo porterà e ce lo farà udire perché lo mettiamo in pratica?”. Non è di là dal mare, perché tu dica: “Chi passerà per noi di là dal mare e ce lo porterà e ce lo farà udire perché lo mettiamo in pratica?”. Invece, questa parola è molto vicina a te; è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica.(Deuteronomio 30, 11-14)

Nei libri biblici dei Re (2 Re 22) si racconta la storia circa un ritrovamento casuale, durante i lavori di restauro all’interno del Tempio a Gerusalemme, di un libro particolare. Questo libro viene tradizionalmente identificato con il “Deuteronomio”. Le leggi che il libro contiene hanno dato origine alla “riforma deuteronomista” che portò alla purificazione e centralizzazione (oggi diremmo alla semplificazione) del culto e ad una notevole riduzione delle tasse per il popolo d’Israele, assieme ad un particolare progetto di riorganizzazione politica e sociale durante il regno del re Giosia. La “riforma” della vita religiosa del popolo di Dio ha radici antiche, già nella Bibbia stessa, e non soltanto a partire dalla riforma protestante. Anche Giovanni Battista potrà essere compreso come un riformatore del suo popolo ai tempi di Gesù. E anche Gesù stesso poteva essere visto nella stessa maniera, come un profeta che richiamava la gente del suo tempo ad una profonda conversione del proprio cuore, del proprio dire e agire. Questo è in breve sintesi il significato essenziale della riforma: ritrovare la Parola di Dio perduta e dimenticata, ri-leggere questa Parola, studiarla di nuovo, condividerla con altri, annunciarla, rimetterla in pratica. Anche a noi è capitato che abbiamo riscoperto per “caso” la Parola di Dio che si trovava scritta sui muri nel nostro tempio, una parola che era stata sempre lì, anche se era nascosta, una parola – come ce lo ricorda proprio il versetto del mese di febbraio 2018 – in effetti molto più vicina a noi che forse potevamo immaginare!
(A. Köhn)

 

11 Gen

Settimana ecumenica 2018

 

 

ZONA V di Monza

CELEBRAZIONE ECUMENICA DELLA PAROLA

Venerdì 19 Gennaio 2018 ore 20,45

Chiesa di S.Vincenzo in Galliano – Cantù (CO)

con la partecipazione di

Pastore Andreas Koehn (Chiesa valdese di Como)

Padre Cristian Prilipceanu (Chiesa ortodossa rumena di Como)

Monsignor Patrizio Garascia (Chiesa cattolica di Monza)

I canti saranno eseguiti dal coro Hildegard von Bingen
diretto da Tiziana Fumagalli.

Sito del coro Hildegarda von Bingen

04 Dic

Natale 2017

“Grazie ai sentimenti di misericordia del nostro Dio, per i quali l’Aurora dall’alto ci visiterà per risplendere su quelli che giacciono in tenebre e in ombra di morte, per guidare i nostri passi verso la via della pace.” (Luca 1, 78-79)

Nell’evangelo di Luca il cantico di Zaccaria annuncia, interpreta e commenta la nascita di Giovanni Battista. Il suo canto è come il preludio al canto degli angeli “Gloria a Dio nei luoghi altissimi e pace in terra agli uomini che egli gradisce”. Prima della nascita di Gesù troviamo quindi nell’Evangelo di Luca una serie di canti particolari che circondano l’evento atteso da tempo. Anche per noi quest’anno si compie una promessa particolare: il Tempio si riapre dopo il lungo tempo di restauro.

Quindi questo Natale 2017 è per noi anche un evento molto particolare dopo un lungo tempo d’attesa. Ma la parte particolarmente simbolica riguarda non solo il tempo. Anche il “luogo” ha un suo significato molto speciale. Il canto angelico dell’Evangelo secondo Luca si trova come scritta principale nell’abside del Tempio Valdese di Como. Nel canto degli angeli ai pastori che vegliano sul loro gregge durante la notte sui campi di Betlemme l’evangelo è annunciato agli ultimi della società. Il canto angelico di Natale è quindi un messaggio indirizzato a coloro con i quali Gesù si identifica in modo particolare (Matteo 25, 31-46).

“Evangelo” significa – nel linguaggio dell’epoca di 2000 anni addietro – una “buona notizia”. Era una notizia che riguardava anzitutto la vita dei divi imperatori romani, gli “evangeli” erano letteralmente le “buone notizie” circa la loro ascesa al potere e le loro vittorie in guerra.

Ai tempi della stesura del primo “evangelo” cristiano in assoluto, quello di Marco, Vespasiano era appena stato acclamato e proclamato imperatore dopo le sue note imprese belliche in Galilea. Nell’anno 69 dopo Cristo la “buona notizia” circa la sua ascesa al trono si diffuse rapidamente in tutto l’impero – come ci racconta appunto lo storico Giuseppe Flavio nella sua Guerra Giudaica. I primi “evangeli” cristiani, i libri che raccontano la vita e l’opera di Gesù di Nazareth, hanno preso il loro nome da questo termine tecnico usato nell’ambito della comunicazione dell’epoca: “buona notizia”. Anche la struttura architettonica dell’abside che troviamo poi nelle prime chiese cristiane come elemento principale dell’edifico di culto è stato ereditato dai romani. Nelle basiliche romane, l’abside era tradizionalmente la sede del magistrato (o dell’imperatore) circondato dai senatori.

L’abside era il punto in cui si trovava la statua della divinità nei templi romani. Nel cristianesimo l’abside divenne materialmente la sede del vescovo e luogo fisico dove era collocata la sua cattedra.

La gloria divina che si attribuisce nel noto canto angelico al bambino Gesù appena nato diventa così l’inno di gloria e di vittoria a colui che è (come ci ricorda l’altra scritta dell’abside nel nostro Tempio) predicato come il Cristo crocifisso. “Noi predichiamo Cristo crocifisso” (1 Corinzi 2): la predicazione della “croce” è l’annuncio del punto di forza di Dio nella sua massima debolezza, una forza che viene e che avviene proprio contro il mito del potere romano.

Nel primo e più antico racconto della passione (secondo l’evangelo di Marco) Gesù indossa non per caso una tunica rossa e la corona di spine come simboli parlanti della sua regalità particolare.

A Natale, quindi, non nasce un qualsiasi figlio di Dio.

A Natale nasce questo figlio di Dio particolare che morirà crocifisso.

Nasce un salvatore che contrasta con la sua vera pace che nasce e cresce dal basso il potere dei “divi” acclamati del suo tempo e di tutti i tempi.

Buon Natale!

(Past. A. Köhn)