04 Nov

Il conto alla rovescia

E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
Apocalisse 21,2

Alla fine di quest’anno 2018 siamo giunti o quasi alla fine di un lunghissimo percorso. Siamo alla fine e allo stesso tempo davanti a un nuovo inizio. Il mese di novembre ci fa venire in mente in modo particolare la fine dell’anno liturgico; celebriamo la terzultima, la penultima e l’ultima domenica dell’anno, prima di fare ogni anno un nuovo inizio con le prime quattro domeniche d’Avvento che ci portano nel mese di dicembre alla festa di Natale. Anche nell’ultimo libro della Bibbia si fa, potremmo dire, questo tipo di conto alla rovescia. Nel penultimo capitolo dell’Apocalisse ha inizio, appunto, un nuovo inizio: la discesa della Gerusalemme celeste sarà l’ultimo atto creativo di Dio. La nuova Gerusalemme non viene descritta come una città fantastica sulle nuvole, oppure come una realtà invisibile e irreale. Si tratta invece di una costruzione molto realistica, basata sulle fondamenta della scrittura, ovvero della Parola di Dio, e sul principio dell’amore solidale verso il prossimo. L’ultimo atto, ovvero l’incontro finale e definitivo tra lo sposo, Cristo, e la sua sposa, la comunità dei credenti, rimane sempre all’orizzonte della fede, ma si realizza già qui ed ora, come in anticipo, quando riusciamo ad incontrarci fra di noi, quando ci ascoltiamo a vicenda, quando ci accogliamo così come siamo davvero, soprattutto nella condivisione della nostra insanabile debolezza.

23 Nov

Convegno predicatori locali 2018

ASSOCIAZIONE DELLE CHIESE BATTISTE IN LOMBARDIA

UNIONE DELLE CHIESE METODISTE E VALDESI – VI CIRCUITO

Sabato 24 novembre 2018 – ore 10:00

CHIESA METODISTA DI MILANO Via Porro Lambertenghi, 28

CONVEGNO PREDICATORI LOCALI 2018

La predicazione come diaconia e la diaconia come predicazione: a che cosa e a chi “serve” l’annuncio della Parola?

Relatori:

  • Gabriele Arosio
  • Andreas Koehn

Per la prenotazione del pranzo, prendere contatto entro lunedì 19 novembre

09 Ott

Incendiati i locali della chiesa battista di Varese

Verso le 5 del mattino di domenica 7 ottobre, mentre il buio avvolgeva ancora ogni cosa, ignoti si sono introdotti nei locali sussidiari della chiesa battista di via Verdi a Varese. Hanno rubato tastiere, mixer, microfoni e altre attrezzature tecnologiche. Poi, hanno appiccato il fuoco…
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29 Set

Versetto del mese di ottobre

 

Signore, ti sta davanti ogni mio desiderio, i miei gemiti non ti sono nascosti. (Salmo 38,9)

Questo versetto del Salmo 38 evoca l’immagine di un Dio vicino e sempre disponibile, qualcuno che accompagna amichevolmente i suoi, dovunque andranno.

Non vogliamo anche noi un Dio così? Un Dio che ci segue e ci protegge, nelle nostre famiglie e imprese, nelle nostre chiese locali e nelle nostre opere diaconali? Credo che anche noi desideriamo un Dio fatto proprio così. Abbiamo bisogno anche noi di uno che ci protegge e veglia su di noi, come lo dice il Salmo 92: “Egli ti coprirà con le sue penne e sotto le sue ali troverai rifugio”. Anche noi vorremmo poter abitare sempre “al riparo dell’Altissimo” e trovarci “all’ombra dell’Onnipotente”. L’essere umano spera molto in questa presenza stabile e dimostrabile del divino nella propria vita.

Ecco perché l’essere umano sente il bisogno di costruire dei templi, delle zone particolari per rappresentare le proprie speranze. Come fece il re Salomone, nel suo tentativo di creare, per la prima volta nella storia del popolo d’Israele, una dimora stabile per Dio. Il rischio dell’idolatria è reale, soprattutto, per l’uomo religioso, per

l’uomo che vuole credere.
“O Israele, questo è il tuo dio che ti ha fatto uscire dal paese di Egitto”, disse Aaronne

mostrando al popolo il vitello d’oro (Esodo 32). L’idolo è la rappresentazione del fatto – visibile e accessibile per tutti – che Dio ha fortemente agito. Quando si uniscono i concetti di “fede” e “storia” senza spirito critico (vuol dire senza una mente che possa ancora discernere una cosa dall’altra), la stessa storia di salvezza rischia di diventare un idolo.

Il tempio come segno indiscutibile e reale della presenza di Dio in mezzo al suo popolo è stato distrutto più volte. Anche noi stiamo ancora costruendo dei templi, luoghi concreti della presenza di Dio nella nostra vita. Anche noi abbiamo luoghi preferiti, luoghi ideali (o almeno da noi idealizzati) per l’incontro con Dio. Questi luoghi sono spesso l’espressione della nostra dipendenza permanente dagli idoli. L’idolo, che rispecchia perfettamente l’idea che l’uomo ha di sé stesso e di Dio, alla fine divora la sostanza stessa dell’uomo e si mette al suo posto. Dio non è laddove lo vuole l’uomo. Mentre il popolo si sveglia dal suo sonno, un solitario Mosè, nella buca di un masso, fa l’esperienza della presenza dialettica di Dio nel mondo (Esodo 33). Dio passa oltre veloce e si fa vedere soltanto da dietro, per un istante eternamente fugace …