18 Mar

una nuova famiglia al tempo della disgregazione

Presso la croce di Gesù stavano sua madre e la sorella di sua madre, Maria di Cleopa, e Maria Maddalena.
Gesù dunque, vedendo sua madre e presso di lei il discepolo che egli amava, disse a sua madre: «Donna, ecco tuo figlio!»

Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!» E da quel momento, il discepolo la prese in casa sua.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era già compiuta, affinché si adempisse la Scrittura, disse: «Ho sete».
C’era lì un vaso pieno d’aceto; posta dunque una spugna, imbevuta d’aceto, in cima a un ramo d’issopo, l’accostarono alla sua bocca. Quando Gesù ebbe preso l’aceto, disse:
«È compiuto!» E, chinato il capo, rese lo spirito.
(Giovanni 19, 25-30)

Il nostro tempo attuale è segnato da una forte tendenza alla disgregazione generale (sociale, economica, culturale) che è sotto gli occhi di tutte e tutti.

Come possiamo rispondere, come piccole realtà di chiese evangeliche in Italia, alla sfida di essere una comunità che testimonia la sua fede in Gesù Cristo in questo contesto particolare? Come si costruisce, oppure come si ricostruisce una comunità evangelica di credenti?

Nella Bibbia, e soprattutto nel Nuovo Testamento, troviamo non un unico modello, bensì diversi modelli e linguaggi che ci illustrano come è fatta e costruita una comunità.
C’è l’immagine, nei testi dei quattro Evangeli, del gregge e del suo pastore, oppure troviamo la descrizione di una piantagione, di una vigna che deve essere curata. Nelle lettere dell’apostolo Paolo si fa il paragone con il corpo umano in cui tutte le diverse membra fanno parte di un unico organismo, oppure si parla della chiesa o della comunità come di un edifico ben costruito e dalle solide fondamenta. L’Apocalisse di Giovanni dipinge addirittura una fantastica città nuova che scende dal cielo.

Tutti questi diversi modelli fanno riferimento esplicito, nella loro grande varietà, comunque a Cristo come unico principio della chiesa. La chiesa non è una nostra costruzione ma una creatura della Parola di Dio, come si diceva ai tempi della Riforma protestante.

Nell’Evangelo di Giovanni, Gesù ricostituisce e ricostruisce questa sua comunità (o chiesa) ancora nell’ultimo momento utile prima di morire, quando ormai la compagnia dei primi credenti si era quasi completamente disgregata. Sotto la croce erano rimasti in pochi.

Carlo Crivelli: Crocefissione

Carlo Crivelli: Crocefissione,

La chiesa nasce (o rinasce) da quel momento particolare, nel momento in cui l’ultimo e unico discepolo rimasto fedele fino alla morte di Gesù comincia a prendere il posto di Gesù stesso, portando la madre di Gesù a casa sua.

Ecco l’immagine particolare del quarto Vangelo che parla dell’inizio nuovo e della costituzione del primo nuovo nucleo familiare che darà vita a quella realtà che sarà la comunità: una nuova famiglia creata dalle macerie, dalla catastrofe della croce che aveva consumato con la sua forza violenta non solo la vita di Gesù, ma anche la speranza che l’esperienza e l’avventura della fede potesse continuare. Ecco quelli che potrebbero essere anche per noi oggi alcuni punti di riferimento per la costruzione o ricostruzione, per la rinascita della comunità:

  • insieme si riparte dopo esperienza della vita sotto la Croce;
  • insieme si creano nuovi legami di amicizia, di parentela, di una famiglia composta da persone che vengono da ogni angolo del mondo e dalle più svariate esperienze di vita e di fede;
  • insieme si condivide questa esperienza di fede non solo al proprio interno ma lo si propone in modo più ampio, in senso ecumenico e interreligioso, come un modello che contribuisce alla crescita non solo della propria chiesa o comunità;
  • insieme siamo una comunità operante e presente nella città e nel territorio dove il Signore ci ha destinati a lavorare.

Past. Andreas Köhn

02 Feb

Esercitando con premura l’ospitalità

Quanto allo zelo, non siate pigri;
siate ferventi nello spirito, servite il Signore; siate allegri nella speranza,
pazienti nella tribolazione,
perseveranti nella preghiera,
provvedendo alle necessità dei santi, esercitando con premura l’ospitalità”

Romani 12, 11-13

Una parola emerge alla fine del nostro testo, tratto dalla lettera dell’apostolo Paolo ai Romani: filoxenia, che significa ospitalità. Oggi noi conosciamo meglio, un’altra parola: xenofobia, molto diffusa e ampiamente praticata. Filoxenia è invece una parola “rara” nel vocabolario del Nuovo Testamento, ma la troviamo anche nella lettera agli Ebrei:

“L’amor fraterno rimanga tra di voi. Non dimenticate l’ospitalità; perché alcuni praticandola, senza saperlo, hanno ospitato angeli. Ricordatevi dei carcerati, come se foste in carcere con loro; e di quelli che sono maltrattati, come se anche voi lo foste!” (Ebrei 13, 1-3)

Questo testo ricorda la prassi dell’ospitalità che Abramo offrì ai tre “sconosciuti” alle querce di Mamre, erano degli angeli. La prima lettera di Clemente alla chiesa di Corinto ricorda insieme la fede (in greco: pistis) e l’ospitalità (in greco: filoxenia) di Abramo come le due ragioni per cui Dio gli aveva dato un figlio nella sua vecchiaia, ovvero un futuro inaspettato. L’ospitalità e la pietà di Lot (prima lettera di Clemente, cap. 11) è menzionata pure come la ragione del suo salvataggio dall’inferno che consumerà le città di Sodoma e Gomorra. Oltre a questo, troviamo nell’Antico Testamento la storia sull’ospitalità della prostituta Raab (Giosuè 2). Questa storia viene menzionata non solo nella prima lettera di Clemente ai Corinzi. La sua funzione nella storia della salvezza è ancora ricordata nella genealogia del nostro Salvatore Gesù Cristo (Matteo 1, 5).

Raab, la prostituta, è una vera e propria testimone della fede anche nella lettera di Giacomo: viene ritenuta giusta per il suo impegno a favore del popolo di Dio, popolo scampato dalla schiavitù in Egitto, popolo in ricerca di una situazione economica migliore, popolo che ha attraversato le acque del Mar Rosso, popolo in cammino, popolo migrante in ricerca disperata della sua terra promessa. Gesù, nella sua vita, ha sperimentato di essere rigettato, non accettato. Lo ricordano non solo i Vangeli sinottici, ma anche il prologo del Vangelo di Giovanni che dice: “egli è venuto a casa sua ed i suoi non lo hanno ricevuto” (Giovanni 1). La filoxenia, l’amore per l’altro, lo straniero, lo sconosciuto, quello che noi non conosciamo, quello che è diverso da “noi”, forse è una parola diventata rara nel vocabolario comune, ma è un concetto anche teologico che dobbiamo di nuovo inserire nella nostra riflessione e prassi ecumenica.

“La storia conosce molti periodi in cui lo spazio pubblico si oscura e il mondo diventa così incerto che le persone non chiedono più alla politica se non di prestare la dovuta attenzione ai loro interessi vitali e alla loro libertà privata. Li si può chiamare tempi bui.” (HANNAH ARENDT, L’umanità in tempi bui, Amburgo 1959). A questa situazione Hannah Arendt oppose l’affermazione, contenuta nel dramma Nathan il Saggio di Gotthold Ephraim Lessing: “Basta essere un uomo”, insieme alla frase “Sii amico mio”. Infatti, Nathan il Saggio afferma nella Parabola dell’anello: “Dobbiamo essere amici”.

Non dobbiamo solo esserlo, possiamo esserlo. Oggi noi diciamo insieme: “restiamo umani” e “restiamo cristiani”. Possiamo pensare al progetto Welcoming Europe e ai corridoi umanitari promossi dalla comunità di Sant’Egidio, dalla Tavola valdese e dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia. Ci sono tanti modi per essere praticanti della filoxenia. Se vogliamo essere davvero giusti, umani e cristiani, il concetto e la prassi della filoxenia deve restare in alto nelle nostre agende ecclesiastiche. CERCHIAMO DI ESSERE VERAMENTE GIUSTI E DI FARE DI TUTTO PER ESSERE OSPITALI.

11 Gen

Cerca la pace e adoperati per essa.

versetto del mese:

Cerca la pace e adoperati per essa.
Salmo 34,15

Il tema della pace ci tocca da vicino e per ben due volte all’inizio di questo nuovo anno 2019. Da una parte, il versetto guida per tutto l’arco dell’anno parla della pace non come di qualcosa che semplicemente c’è o non c’è, ma in termini di un progetto per il quale bisogna impegnarsi attivamente. Anche il versetto del mese di gennaio tratto dal libro di Genesi 9,13 parla del patto tra Dio e la terra da lui creata, e si fa cenno al segno visibile dell’arcobaleno: “Io pongo il mio arco nella nuvola e servirà di segno del patto fra me e la terra.”

Pace, giustizia e salvaguardia del creato sono delle parole chiavi del movimento ecumenico. In questo primo mese del nuovo anno vogliamo non solo sentire parlare di pace. Ci vogliamo impegnare per un progetto di pace, di giustizia e di salvaguardia del creato.

Per fare questo, siamo chiamati a essere operativi durante la prossima settimana ecumenica, che inizierà il 18 gennaio nel Tempio valdese alle ore 20.00 con una serata di testimonianze dedicata ai giovani e che si concluderà con un culto ecumenico serale presso la basilica di S. Fedele il 25 gennaio. Il 26 gennaio, nel pomeriggio dalle ore 16.00 alle ore 18.00, avremo con noi il presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), il pastore battista Luca M. Negro, che presenta nel Tempio valdese il progetto “Welcoming Europe”.

23 Dic

Dicembre: “quando videro la stella…”

Quando videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia.

(Matteo 2,10)

 

Natale è la festa cristiana per eccellenza della gioia profonda e del canto. In questo mese abbiamo un programma davvero molto ricco di culti e di altre occasioni per stare insieme, per ascoltare insieme la musica, per cantare insieme e per vedere insieme la nostra vita alla luce della Parola di Dio, ovvero di Gesù Cristo che si presenta alle chiese proprio come la “lucente stella del mattino” (Apocalisse 22,16). L’immagine della luce di una stella, di un nuovo sole che nasce e appare nella notte dei tempi è una delle più significative immagini con cui si parla di Gesù nell’intera Bibbia.
“Nel notturno oscuro vel / splende come un chiaro sol / dal presepe fino al ciel / d’una vergine il Figliuol.” Così cantiamo nel tempo dell’Avvento e di Natale.
Di questa stella parla anche l’ultimo testo del canone del Nuovo Testamento, la seconda Lettera di Pietro: “Abbiamo inoltre la parola
profetica più salda: farete bene a prestarle attenzione, come a una lampada splendente in luogo oscuro, fino a quando spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori” (2 Pietro 1,19). La luce nuova deve rinascere nel nostro stesso essere, apparendo nell’oscurità di un mondo che attende l’avvento del suo unico e vero Signore.
(Andreas Köhn)

23 Nov

Convegno predicatori locali 2018

ASSOCIAZIONE DELLE CHIESE BATTISTE IN LOMBARDIA

UNIONE DELLE CHIESE METODISTE E VALDESI – VI CIRCUITO

Sabato 24 novembre 2018 – ore 10:00

CHIESA METODISTA DI MILANO Via Porro Lambertenghi, 28

CONVEGNO PREDICATORI LOCALI 2018

La predicazione come diaconia e la diaconia come predicazione: a che cosa e a chi “serve” l’annuncio della Parola?

Relatori:

  • Gabriele Arosio
  • Andreas Koehn

Per la prenotazione del pranzo, prendere contatto entro lunedì 19 novembre