A chiunque vi domanda ragione della speranza che è in voi…

“Abbiate un santo timore di Cristo il Signore, pronti sempre a rispondere a vostra difesa a chiunque vi domanda ragione della speranza che è in voi; ma con dolcezza e rispetto, avendo una buona coscienza”
I Pietro 3,15

L’apostolo Pietro rivolge queste parole alle piccole chiese domestiche sparse in Asia Minore, che stanno vivendo drammatiche esperienze di persecuzione da cui non sanno come difendersi. Quale strategia adottare per cercare di salvaguardare la vita senza rinunciare alla propria fede? Pietro offre la sua ricetta: i credenti hanno al loro attivo la forza spirituale che consente loro di superare i buoni e i cattivi momenti dell’esistenza; sono in grado di rendere conto della “speranza che è in loro” ed essere testimoni di un programma di rinnovamento che apre la strada alla più grande libertà, che è quella della coscienza. Tuttavia l’apostolo consiglia di farlo soprattutto con l’esempio, dimostrando la rettitudine dei propri comportamenti, il rispetto delle regole sociali, la forza della persuasione, la pratica della carità. La fede non deve essere solo un’insegna esteriore, né uno strumento di propaganda i cui scopi tradiscono le attese degli uomini e delle donne di tutti i tempi, ma deve incontrare i bisogni profondi essenziali, che fondano la convivenza umana nella giustizia e nella pace.

Ricordando in questo mese di febbraio la lotta per la libertà che i Valdesi hanno sostenuto per secoli fronteggiando, loro, piccoli eserciti di Cristo confinati in un ghetto delle Alpi, i grandi eserciti dei potenti che volevano cancellarli dalla storia, confessiamo, noi, uomini e donne del XXI secolo, di non essere stati testimoni affidabili. La nostra fede, quando c’è, si è annacquata nella ricerca di un benessere solo individuale, che perde di vista il senso della comunità e il valore della memoria, nel rispetto di quanti sono morti perché noi potessimo avere quella libertà che non sappiamo sufficientemente apprezzare.

Il 17 febbraio, festa della libertà, ricorda la concessione ai valdesi e agli ebrei delle “Lettere Patenti” da parte del re Carlo Alberto di Savoia nel 1848, con le quali si riconoscevano a questi “eretici” i diritti civili e solo una tolleranza per quelli religiosi. Era comunque uno spiraglio per inziare quel movimento missionario che ha consentito la fondazione di tanti piccole e grandi comunità nella Penisola Italiana fra cui anche la nostra di Como.

I nostri antentati ci hanno dato l’esempio e ci hanno affidato il testimone. Sta a noi ravvivare la fiamma della speranza, traendo energia nella verità della Parola, accompagnata da una buona coscienza, nella consapevolezza di una reale intima obbedienza al Signore. Amen