La promessa di una vita nuova

Risvegliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti inonderà di luce

(Efesini 5,14)

Non so se per voi sia lo stesso. Novembre è, per me, il mese del buio, Dicembre il mese della luce. Parlo seguendo emozioni e sentimenti, non un ragionamento razionale. So bene che potreste farmi osservare che è proprio nell’ultimo mese dell’anno che le giornate sono più brevi e meno le ore di luce, almeno fino alla data fatidica del solstizio, quando inizieranno ad allungarsi, secondo un ciclo che si ripete uguale dalla notte dei tempi. Che dire? Il buio di Dicembre mi sembra meno buio, illuminato per le strade e nel chiuso delle nostre case dalle luminarie natalizie, un buio amico che porta in sé, la speranza della luce che verrà. Così il freddo, che è certo più freddo di quello novembrino, mi pare scaldarsi,proprio per quella festa di luci, che si celebra, davanti ai miei occhi in vista del Natale che s’approssima, per il calore particolare che sembra animare le nostre case …

A Natale è come se ci si svegliasse da una morte dell’anima, alla quale Novembre ci
invita, portandoci a ripiegarci su noi stessi, un po’ come fanno gli alberi in attesa della luce e del caldo che arriverà a primavera. È uno svegliarsi in speranza, una speranza che è attesa fiduciosa, non l’augurio di qualcosa che si vorrebbe, ma potrebbe essere o non essere. La realtà promessa è già, eppure l’attendiamo. Questo è così tipico della nostra condizione di credenti! Siamo proiettati in fede e speranza verso l’eternità, eppure ci misuriamo del continuo con la morte, con la fine di qualcosa, perché, qui tutto, prima o poi è destinato a finire. Ma questo monito, poeticamente espresso, che l’apostolo Paolo riprende non si sa da dove, ci invita a risvegliarci da un sonno che è sonno di morte per aprirci alla luce di Cristo; forse si tratta di una formula usata nel battesimo degli antichi credenti. Risvègliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti inonderà di luce. Che promessa meravigliosa racchiudono queste poche parole! Sono rivolte a noi, che troppo spesso siamo chiusi in noi stessi, proprio come fossimo già morti. Promessa di una vita nuova, strappata ad una morte prima della morte, perché questo è il vivere, cercando di fare a meno di Dio, vivere come se si fosse morti. Promessa di luce che inonda il nostro essere e la nostra vita. La luce di Cristo squarcia l’oscurità delle nostre esistenze,aprendoci gli occhi ad una realtà meravigliosa, l’amore di Dio che vuole per noi, dopo un tempo a termine, un tempo senza fine illuminati e riscaldati dalla luce del suo amore. Le luci del Natale, che rischiarano e riscaldano il buio e il freddo dell’inverno, sono un riflesso della luce di Cristo; se le vedremo così sapranno, nel loro piccolo, illuminare e riscaldare anche il nostro cuore. Se saranno solo le luci di una festa che viene e passa, senza toccare nel profondo mente, anima e cuore, si spegneranno tristemente con l’Epifania,lasciando in noi freddo e vuoto, lasciandoci dormire un sonno che è già un po’ scivolare, senza speranza, nel nulla … No, non sia così per noi:
risvegliamoci alla pienezza di vita che Dio vuole per noi lasciamo che la luce di Cristo ci inondi mente, anima e cuore e sarà un buon Natale, un Natale vero!AMEN

(Past. G. Stanislao Calati)