04 Dic

Natale 2017

“Grazie ai sentimenti di misericordia del nostro Dio, per i quali l’Aurora dall’alto ci visiterà per risplendere su quelli che giacciono in tenebre e in ombra di morte, per guidare i nostri passi verso la via della pace.” (Luca 1, 78-79)

Nell’evangelo di Luca il cantico di Zaccaria annuncia, interpreta e commenta la nascita di Giovanni Battista. Il suo canto è come il preludio al canto degli angeli “Gloria a Dio nei luoghi altissimi e pace in terra agli uomini che egli gradisce”. Prima della nascita di Gesù troviamo quindi nell’Evangelo di Luca una serie di canti particolari che circondano l’evento atteso da tempo. Anche per noi quest’anno si compie una promessa particolare: il Tempio si riapre dopo il lungo tempo di restauro.

Quindi questo Natale 2017 è per noi anche un evento molto particolare dopo un lungo tempo d’attesa. Ma la parte particolarmente simbolica riguarda non solo il tempo. Anche il “luogo” ha un suo significato molto speciale. Il canto angelico dell’Evangelo secondo Luca si trova come scritta principale nell’abside del Tempio Valdese di Como. Nel canto degli angeli ai pastori che vegliano sul loro gregge durante la notte sui campi di Betlemme l’evangelo è annunciato agli ultimi della società. Il canto angelico di Natale è quindi un messaggio indirizzato a coloro con i quali Gesù si identifica in modo particolare (Matteo 25, 31-46).

“Evangelo” significa – nel linguaggio dell’epoca di 2000 anni addietro – una “buona notizia”. Era una notizia che riguardava anzitutto la vita dei divi imperatori romani, gli “evangeli” erano letteralmente le “buone notizie” circa la loro ascesa al potere e le loro vittorie in guerra.

Ai tempi della stesura del primo “evangelo” cristiano in assoluto, quello di Marco, Vespasiano era appena stato acclamato e proclamato imperatore dopo le sue note imprese belliche in Galilea. Nell’anno 69 dopo Cristo la “buona notizia” circa la sua ascesa al trono si diffuse rapidamente in tutto l’impero – come ci racconta appunto lo storico Giuseppe Flavio nella sua Guerra Giudaica. I primi “evangeli” cristiani, i libri che raccontano la vita e l’opera di Gesù di Nazareth, hanno preso il loro nome da questo termine tecnico usato nell’ambito della comunicazione dell’epoca: “buona notizia”. Anche la struttura architettonica dell’abside che troviamo poi nelle prime chiese cristiane come elemento principale dell’edifico di culto è stato ereditato dai romani. Nelle basiliche romane, l’abside era tradizionalmente la sede del magistrato (o dell’imperatore) circondato dai senatori.

L’abside era il punto in cui si trovava la statua della divinità nei templi romani. Nel cristianesimo l’abside divenne materialmente la sede del vescovo e luogo fisico dove era collocata la sua cattedra.

La gloria divina che si attribuisce nel noto canto angelico al bambino Gesù appena nato diventa così l’inno di gloria e di vittoria a colui che è (come ci ricorda l’altra scritta dell’abside nel nostro Tempio) predicato come il Cristo crocifisso. “Noi predichiamo Cristo crocifisso” (1 Corinzi 2): la predicazione della “croce” è l’annuncio del punto di forza di Dio nella sua massima debolezza, una forza che viene e che avviene proprio contro il mito del potere romano.

Nel primo e più antico racconto della passione (secondo l’evangelo di Marco) Gesù indossa non per caso una tunica rossa e la corona di spine come simboli parlanti della sua regalità particolare.

A Natale, quindi, non nasce un qualsiasi figlio di Dio.

A Natale nasce questo figlio di Dio particolare che morirà crocifisso.

Nasce un salvatore che contrasta con la sua vera pace che nasce e cresce dal basso il potere dei “divi” acclamati del suo tempo e di tutti i tempi.

Buon Natale!

(Past. A. Köhn)