Storia dei Valdesi

Le origini dei valdesi risalgono al medioevo: intorno al 1170 Valdo (o Valdesio), mercante di Lione, a seguito di una profonda crisi spirituale, decide di seguire l’esempio di povertà e perfezione evangelica degli apostoli al seguito di Cristo.
Di poco antecedente a san Francesco, Valdo non intendeva opporsi alla Chiesa, ma pensava di contribuire al suo rinnovamento dall’interno seguendo l’esempio degli apostoli. Intorno a lui si costituirà, infatti, la piccola comunità dei “poveri in spirito”.
Egli decide di far tradurre in lingua volgare (della Linguadoca), e copiare, brani della Bibbia. I “poveri” coinvolgono inoltre nella predicazione anche le donne, suscitando così scandalo e reazione nella chiesa del tempo.
La loro proposta si estende in breve oltre le Alpi raggiungendo l’Italia settentrionale. Qui raccolgono l’eredità della dissidenza religiosa lombarda sino ad allora rappresentata principalmente dagli “arnaldisti” e dai “catari”. Nascono così i “poveri lombardi”.
Nonostante sia oggetto di repressioni e persecuzioni iniziate con la crociata contro i catari, fra il XII e il XVI secolo il movimento prosegue l’opera di testimonianza centrata sulla fedeltà al Vangelo e sulla povertà della Chiesa espandendosi nella nostra penisola, nella Provenza, in Germania e nelle Fiandre. Nelle Alpi Cozie le prime tracce di presenza valdese si hanno agli inizi del XIII secolo. Nell’Italia meridionale si assiste, sotto il regno angioino, all’insediamento di valdesi probabilmente provenienti dai feudi francesi.
Nel 1532 i valdesi aderiscono alla Riforma protestante organizzandosi in comunità alternative alla Chiesa di Roma.
Le repressioni da parte delle forze della Controriforma iniziano nel 1561 con la distruzione delle comunità in Calabria e culminano nel 1655 con le “Pasque piemontesi” che vedono l’occupazione delle valli del Pinerolese e il massacro della popolazione valdese.
I valdesi trascorrono oltre tre decenni in esilio nei Paesi riformati tentando ripetutamente, ma senza successo, il ritorno alle loro terre. Nel 1689, complice il capovolgimento della situazione geopolitica europea, una spedizione di un migliaio di uomini intraprende una marcia forzata che porta i valdesi a riconquistare le terre dalle quali erano stati cacciati (Il “Glorioso rimpatrio”).
A seguito dell’editto di reintegrazione, per oltre un secolo e mezzo le valli riconquistate costituiscono il ghetto nel quale i valdesi sono costretti a vivere, isolati dalla realtà tanto italiana quanto francese. Si intensificano tuttavia i legami con i paesi protestanti che assicurano la formazione dei pastori e contribuiscono alla scolarizzazione della popolazione delle valli con largo anticipo rispetto a quanto avviene nel resto della Penisola.
Nel 1848, con le “Lettere patenti” emanate dal re Carlo Alberto, i valdesi e gli ebrei acquistano dignità al pari degli altri cittadini e possono liberamente professare la loro fede e partecipare alla vita pubblica.