Una luce che nessuna oscurità potrà mai vincere

“Infatti io so i pensieri che medito per voi” dice il SIGNORE “pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza” (Geremia 29:11)

Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi (Filippesi 4:4)

Novembre è l’autunno. Le foglie nello splendore dei loro colori autunnali si stagliano, nelle belle giornate, contro il cielo di un azzurro che, dalle nostre parti è sempre tenero, per quanto intenso. Stanno cadendo, ormai, e presto gli alberi, spogli sembreranno mani secche di vecchi ultracentenari, rattrappite nei primi freddi. Verranno nuvole a coprire il cielo e lunghi giorni di pioggia seguiranno a lunghi giorni di pioggia. La luce, sempre più breve, lascia spazio al buio, che si prende la sua provvisoria rivincita. Tutto pare bloccato, fermo e chiuso … Anche il nostro umore, quasi risuonasse in armonia con il tempo d’autunno, s’incupisce, talvolta, in una sottile malinconia; difficile mettere in pratica l’esortazione dell’apostolo a rallegrarsi: Rallegratevi sempre nel Signore. Non ci esorta, Paolo, a rallegrarci al mite calore di una primavera incipiente, all’apparire sui prati dei primi timidi fiori, all’esplosione gioiosa degli arbusti, prima, e degli alberi, poi, che si riempiono di fiori dai colori delicati, quando lo spettacolo della vita che torna ci riempie il cuore di semplice e spontanea letizia, no, l’esortazione è chiara: Rallegratevi sempre nel Signore. L’allegrezza di cui si parla è, infatti, qualcosa di diverso. Non ci viene da fuori, ma da dentro, non è condizionata dal tempo nuvolo o sereno, dalla stagione, non è, poi, un generico “essere di buon umore”. È la serena, profonda, consapevole certezza che siamo al sicuro nelle mani di Dio, il quale vuole darci, anzi vuole essere per noi un avvenire e una speranza (Geremia 29:11)

Il nostro destino non si chiude nell’orizzonte limitato di quest’esistenza fragile e a tempo; in Cristo, riconciliati con Dio e giustificati, abbiamo un futuro, oltre quella meta che sembra chiudere e negare ogni futuro, oltre e al di là della morte. Il nostro destino non è il nulla, nel quale si disperdono gli atomi del nostro corpo materiale. Al di là e oltre c’è Dio, che ci accoglie in Cristo, in una luce eterna che nessuna oscurità potrà mai vincere, né quella di una buia e fredda giornata novembrina, né quella spaventosa della morte. Se ci rallegreremo nel Signore, davvero potremo godere di una gioia profonda, forte e sicura, saldamente appoggiata su Dio, unica realtà certa che non va e viene, come, invece, fanno le stagioni nel loro tempo circolare, una gioia radicata nella divina promessa di salvezza, realizzatasi per noi in Cristo nel tempo lineare della storia, una volta per tutte; promessa di vita, per darci un avvenire e una speranza.

(Pastore Giuseppe Stanislao Calati)