29 Set

Versetto del mese di ottobre

 

Signore, ti sta davanti ogni mio desiderio, i miei gemiti non ti sono nascosti. (Salmo 38,9)

Questo versetto del Salmo 38 evoca l’immagine di un Dio vicino e sempre disponibile, qualcuno che accompagna amichevolmente i suoi, dovunque andranno.

Non vogliamo anche noi un Dio così? Un Dio che ci segue e ci protegge, nelle nostre famiglie e imprese, nelle nostre chiese locali e nelle nostre opere diaconali? Credo che anche noi desideriamo un Dio fatto proprio così. Abbiamo bisogno anche noi di uno che ci protegge e veglia su di noi, come lo dice il Salmo 92: “Egli ti coprirà con le sue penne e sotto le sue ali troverai rifugio”. Anche noi vorremmo poter abitare sempre “al riparo dell’Altissimo” e trovarci “all’ombra dell’Onnipotente”. L’essere umano spera molto in questa presenza stabile e dimostrabile del divino nella propria vita.

Ecco perché l’essere umano sente il bisogno di costruire dei templi, delle zone particolari per rappresentare le proprie speranze. Come fece il re Salomone, nel suo tentativo di creare, per la prima volta nella storia del popolo d’Israele, una dimora stabile per Dio. Il rischio dell’idolatria è reale, soprattutto, per l’uomo religioso, per

l’uomo che vuole credere.
“O Israele, questo è il tuo dio che ti ha fatto uscire dal paese di Egitto”, disse Aaronne

mostrando al popolo il vitello d’oro (Esodo 32). L’idolo è la rappresentazione del fatto – visibile e accessibile per tutti – che Dio ha fortemente agito. Quando si uniscono i concetti di “fede” e “storia” senza spirito critico (vuol dire senza una mente che possa ancora discernere una cosa dall’altra), la stessa storia di salvezza rischia di diventare un idolo.

Il tempio come segno indiscutibile e reale della presenza di Dio in mezzo al suo popolo è stato distrutto più volte. Anche noi stiamo ancora costruendo dei templi, luoghi concreti della presenza di Dio nella nostra vita. Anche noi abbiamo luoghi preferiti, luoghi ideali (o almeno da noi idealizzati) per l’incontro con Dio. Questi luoghi sono spesso l’espressione della nostra dipendenza permanente dagli idoli. L’idolo, che rispecchia perfettamente l’idea che l’uomo ha di sé stesso e di Dio, alla fine divora la sostanza stessa dell’uomo e si mette al suo posto. Dio non è laddove lo vuole l’uomo. Mentre il popolo si sveglia dal suo sonno, un solitario Mosè, nella buca di un masso, fa l’esperienza della presenza dialettica di Dio nel mondo (Esodo 33). Dio passa oltre veloce e si fa vedere soltanto da dietro, per un istante eternamente fugace …