{"id":328,"date":"2014-04-25T17:18:18","date_gmt":"2014-04-26T05:18:18","guid":{"rendered":""},"modified":"2018-09-11T13:41:52","modified_gmt":"2018-09-11T11:41:52","slug":"104","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/chiesavaldesecomo.org\/nuovo\/104\/","title":{"rendered":"Non avevano ancora capito la Scrittura&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>  Anche tra i discepoli. Anche coloro che sono venuti come primi testimoni oculari, al sepolcro vuoto, rimangono scettici: Pietro, che addirittura entra nel sepolcro e vede le bende abbandonate e il sudario vuoto e accuratamente piegato, ma non crede. Maria Maddalena, ancora in lacrime per il presunto furto (o trasferimento) del cadavere, confonde il Risorto con il giardiniere. Tommaso, nella serata dello stesso giorno, non avendo visto il Signore vivo in mezzo agli altri discepoli, chiede invece di poter verificare personalmente (scientificamente diremo oggi) che il Vivente presente tra loro sia lo stesso crocifisso: \u201cSe non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non creder\u00f2.\u201d<br \/>\n  Fino alla fine del quarto Vangelo regna quindi l&#8217;incredulit\u00e0. Cos\u00ec si conclude il Vangelo di Giovanni con una specifica esortazione alla fede che non si trova negli altri Vangeli: \u201cOr Ges\u00f9 fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro; ma questi sono stati scritti, affinch\u00e9 crediate che Ges\u00f9 \u00e8 il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinch\u00e9, credendo, abbiate vita nel suo nome.\u201d<br \/>\nIl Vangelo di Giovanni \u00e8 il \u201cVangelo dei segni\u201d. Si tratta di sette \u201csegni miracolosi\u201d in totale che spaziano dalla trasformazione di acqua in vino alle nozze di Cana alla resurrezione di suo amico Lazzaro a Betania. Ma il segno supremo rimane la sua Resurrezione nel giorno di Pasqua.<br \/>\n\u201cCredere\u201d e \u201cvedere\u201d sono due cose che spesso sembrano opporsi l&#8217;uno all&#8217;altro; ma qualche volta possono anche coincidere.\u201dVide e credette\u201d. Cos\u00ec si dice, nel Vangelo di Giovanni, del discepolo ben amato che si era chinato all&#8217;ingresso del sepolcro vuoto per guardarci dentro. Egli \u201cvide\u201d che cosa? Egli \u201ccredette\u201d che cosa? E perch\u00e8 \u201ccredette\u201d avendo \u201cvisto\u201d?<br \/>\nNon si dice spesso nella Bibbia che bisogna credere invece in quel Dio invisibile? Non viene spesso, proprio dai cristiani, la \u201cfede\u201d messa in contrasto assoluto alla \u201cvisione\u201d? Non siamo chiamati a sperare contro l&#8217;evidenza dei fatti? Eppure, proprio nel Vangelo di Giovanni si trova una connessione segreta, quasi intima potremmo dire, tra il credere e il vedere, e vice versa anche tra il non-vedere e non-credere.<br \/>\nQuale \u201cteoria dei segni\u201d possiamo intravedere nel Vangelo di Giovanni? I \u201csegni\u201d, ovvero le azioni che Ges\u00f9 compia, sono sempre motivati dall&#8217;incredulit\u00e0 della gente in mezzo alla quale Ges\u00f9 si trova, e che vogliono portare gli increduli alla fede. \u201cE i suoi discepoli credettero in lui\u201d, si dice dopo il compimento del primo miracolo di Ges\u00f9 a Cana in Galilea &#8211; ma qui forse questo viene detto per preparare la scena scandalosa dell&#8217;incredulit\u00e0 assoluta dei fratelli di Ges\u00f9 di cui si dice: \u201cPoich\u00e9 neppure i suoi fratelli credevano in lui.\u201d (Giovanni 7, 5). E anche interessante osservare, che negli altri Vangeli Ges\u00f9 rifiuta spesso di compiere dei segni miracolosi per farsi (ri-)conoscere per quello che \u00e8 veramente, e anche l&#8217;aver fede in Ges\u00f9 come Figlio di Dio non viene messo sempre in relazione al riconoscimento delle sue facolt\u00e0 di operare cose straordinarie.<br \/>\nQuale funzione hanno quindi i \u201csegni\u201d nel Vangelo di Giovanni?<br \/>\nIl pittore italiano novantenne Giuseppe Zigaina (amico fraterno di Pier Paolo Pasolini) ha scritto nel mese di aprile sulle pagine del Corriere della Sera: \u201cCi sono in noi infiniti segni che si sono incisi e la memoria opera tra questi scegliendo misteriosamente, forse secondo il senso che ognuno vorrebbe dare alla propria esistenza.\u201d Credo che le parole di questo artista (un saggio anziano come lo era lo scrittore e poeta del Vangelo di Giovanni) ci possano aiutare a capire meglio la \u201cteoria dei segni\u201d nel quarto Vangelo.<br \/>\nIn tutti noi, i segni, come i sogni, come le visioni, come le immagini, come i punti vista sono davvero tanti e diversi. E ciascuno di noi ne conserva, appunto, una variet\u00e0 nella propria memoria. La memoria di ciascuno di noi \u00e8 diversa da quella dell&#8217;altro, dell&#8217;altra. Quello che noi conserviamo tra le mille cose  \u00e8 il frutto, il risultato di una nostra ricerca, anche molto personale e intima. Il processo di selezione che ciascuno opera in maniera personale  rimane spesso non accessibile agli altri, qualche volta rimane nascosta persino a noi stessi; non sempre siamo consapevoli del \u201cperch\u00e9\u201d noi scegliamo di conservare certe memorie, altre invece  le buttiamo via, le cancelliamo molto facilmente oppure, qualche volta, con una certa fatica.<br \/>\nForse \u00e8 vero che ciascuno di noi mantiene un rapporto vivo e positivo solo con quella memoria che ci appare utile per la propria vita, per la sopravvivenza della propria cultura o tradizione.<br \/>\nCos\u00ec sembra che anche Giovanni abbia scelto soltanto alcune memorie, alcuni segni (sette, appunto), tra le tante cose che ci sarebbero da ricordare, perch\u00e9 attraverso la conservazione (ovvero attraverso la scrittura del suo libro) e la tradizione (l&#8217;insegnamento, la catechesi) di queste cose \u201ccerte\u201d si potesse avere (e conservare) quello che egli chiama utile per avere \u201cla vita\u201d nel nome di Ges\u00f9.<br \/>\n\u201cFate questo in memoria di  me\u201d, diceva Ges\u00f9 durante la sera in cui egli celebr\u00f2 per \u201cl&#8217;ultima\u201d volta la Cena con i suoi, spezzando il pane e offrendo il calice a chi era presente, creando cos\u00ec per la prima volta quella \u201cCena del Signore\u201d (o Santa Cena) che tutt&#8217;oggi celebriamo. Cos\u00ec anche Ges\u00f9 ha scelto, tra le tante cose da ricordare, soltanto alcune cose, poche ma \u201csignificative\u201d, per lasciare \u201cinciso\u201d nei suoi discepoli il \u201csenso\u201d che ha voluto dare alla sua esistenza: pane e vino.<br \/>\nQuesti \u201csegni\u201d &#8211; reali e toccabili &#8211; di quel senso &#8211; spirituale e eterno &#8211; che Egli ha voluto dare alla propria seppur breve esistenza sono ancora vivi tra noi, ogni volta che li condividiamo, come fratelli e sorelle, nel suo Nome.<br \/>\n(A. Koehn) \u201cNon avevano ancora capito la Scrittura, secondo la quale egli doveva risuscitare dai morti\u201d (Giovanni 20,9) &#8211; Nel giorno della prima Pasqua di Resurrezione regna ancora l&#8217;incredulit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche tra i discepoli. 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