Il battesimo: un nuovo inizio

I testo della predicazione ci indica, che il nostro passato è segnato dal nostro battesimo. Il nuovo inizio che abbiamo incominciato appartiene già al nostro passato: il tempo della nostra vita è già stato segnato dal battesimo ricevuto. Il battesimo di Gesù per noi è il simbolo più forte per il battesimo di tutti i credenti. Con il suo battesimo, comincia la parte pubblica della sua vita: la sua testimonianza, la sua predicazione, la sua attività più importante comincia ora, dopo il suo battesimo. Ora Gesù è un uomo pronto ad affrontare la sua missione nel mondo.
Ogni “nuovo inizio” ha già un suo proprio passato. Questo vale anche nel “caso” della vicenda, della storia di Gesù. Lo Spirito di Dio era già presente nell’incarnazione della Parola. Ne abbiamo sentito parlare nel giorno di Natale. In Gesù Cristo comincia la nuovo “Genesi”, comincia la Vita Nuova, si manifesta la speranza per un mondo migliore, un mondo nuovo diventato finalmente “possibile”, perché è un mondo salvato nel nome del Figlio, nel nome di Colui che si offre e si dona al Padre per le nostre mancanze, offese e peccati. Ora, nel nostro testo, incontriamo Giovanni Battista sulle rive del fiume Giordano, dove sta predicando qualcosa di nuovo: il Regno di Dio che viene; la vicinanza del Mondo Nuovo di Dio porta ad una revisione del proprio comportamento. Giovanni, uno strano eremita solitario, vive già diversamente, si ciba e si veste già in maniera diversa dal resto del popolo del suo tempo. E Giovanni invita anche gli altri ad una rottura con il loro stile di vita: “Ravvedetevi, perché il Regno di Dio è vicino.”
Con il battesimo di Gesù, viene adempito quello che Gesù chiama “ogni giustizia”. Ovviamente è Matteo e la sua cristologia che parla a questo punto: per il Vangelo di Matteo Gesù è il messia promesso dalle Scritture ebraiche, Gesù è il lungamente atteso “Maestro della Giustizia” – figura enigmatica anche nelle Scritture che troviamo nella comunità degli Esseni, della comunità di Qumran, il cui chiostro vicino al Mar Morto fu distrutto dai romani nella terribile Guerra Giudaica negli anni 70 del primo secolo dopo Cristo. Il grande Maestro della Giustizia prende la forma di una persona così umile da lasciarsi battezzare da Giovanni Battista, il quale deve lasciarsi convincere. “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te!” Il battesimo è una cosa che ciascuno bisogna “lasciar fare”. E’ un atto che richiede la nostra passività, e una cosa donata da un altro, non è una cosa che io faccio. Certamente, bisogna recarsi al fiume Giordano, bisogna andare da Giovanni per essere battezzati, ma l’atto stesso è affidato a un altro. Il battesimo di coloro che si recarono come Gesù “al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato” è una esperienza profonda. Paolo ne parla nella sua lettera ai Romani (cap. 6): il battesimo è il passaggio dalla morte alla vita, dall’uomo vecchio all’essere nuovo, dal passato alla novità di un presente vissuto “in Cristo”. Ma, che cosa diventa nuovo? Non saremmo gli stessi, sostanzialmente, anche dopo il nostro battesimo? Nel testo di Matteo il totalmente nuovo è la voce che viene dai cieli: “Questo è il mio diletto figlio, nel quale mi sono compiaciuto.” Lo Spirito di Dio scende su di lui come una colomba. La colomba, simbolo dell’antichità dell’amore, in Siria associato alla dea Ischtar, in Grecia simbolo di Aphrodite, a Roma simbolo di Venere. Anche per noi la colomba bianca è ancora simbolo dell’amore: colombe bianche attorno agli innamorati, ma soprattutto oggi la colomba bianca è diventato simbolo della pace. Il messaggio del brano, quindi, è chiaro: Gesù è circondato dall’amore e della pace di Dio. L’immagine ha anche qualcosa di molto raffinato, di molto tenero: “Il mio diletto figlio”. Il nuovo, la novità è l’affermazione all’inizio della missione di Gesù. La sua missione comincia nel segno dell’amore divino. Questa frase è, tra l’altro, anche la prima – e l’ultima parola di Dio non soltanto nel Vangelo di Matteo, ma in tutti i Vangeli, ripetuta ancora nei racconti sinottici circa la “trasfigurazione” di Gesù. Dio dice ai discepoli: “Questo è il mio figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo.” La prima e ultima parola di Dio è questa dichiarazione d’amore che riguarda il suo diletto figlio, in cui Egli stesso si compiace, in cui si trova al suo agio, in cui egli stesso si riconosce. Paolo dice nella sua lettera ai Romani: “Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, sono figli di Dio.” (Romani 8, 14). Riconoscersi cosi, ricordarsi così del proprio battesimo può essere un aiuto per incominciare l’anno nuovo. Potremmo rinnovarci in questa certezza di essere “figli” e “figlie” di Dio, poiché guidati dallo Spirito di Dio -dal Suo Spirito di pace e di amore. Lutero, proprio nei tempi difficili, nei tempi della tentazione e della disperazione, si è letteralmente “aggrappato” a questa certezza: sono stato batezzato. Noi siamo stati battezzati! Questa nostra certezza può aiutarci anche nei tempi difficili che viviamo, l’amore di Dio verso di noi, la sua dichiarazione d’amore ci può trasformare, affinchè diventiamo simile all’immagine dell’uomo nuovo che Dio ha voluto, e che noi vediamo raffigurato nell’uomo Gesù di Nazaret.
Matteo 3, 13-17

Cari fratelli e Care sorelle in Cristo Gesù,
siamo all’inizio di un nuovo anno. Dopo un lungo periodo delle festività di Natale e dell’Epifania facciamo l’esperienza: come è buono fare un nuovo “inizio”. E bene lasciarsi il passato alle spalle e guardare avanti.