Il nostro essere chiesa

Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito  Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi. (1 Corinzi 6, 19)

 

1906 – 2006 – 2016. Sono tre date, tutte e tre legate al mese di maggio, che si iscrivono  letteralmente nella storia e nella memoria del nostro Tempio e della nostra comunità.

Nel maggio dell’ormai lontano 1906 avvenne la dedicazione del Tempio valdese di via  Rusconi, opera che “concluse” per così dire una dura lotta iniziata nella seconda metà del  Ottocento con l’arrivo dei primi pastori valdesi nella città di Como. Nel mese di maggio del 2006 abbiamo celebrato il primo centenario di questo nostro tempio. Quest’anno, ancora  una volta nel mese di maggio, inizieranno finalmente i lavori di restauro della Sala valdese e del Tempio che si “concluderanno” a Dio piacendo nel corso del 2016. Tutte e tre queste date memorabili sono legate al mese che liturgicamente parlando è di solito il mese dello Spirito e della festa di Pentecoste. La festa di Pentecoste è la data della “nascita” o della rinascita della speranza della chiesa, mese in cui ricordiamo la prima uscita della comunità che crede davvero, malgrado tutte le difficoltà e ostilità oggettive del mondo, nella Resurrezione di Gesù Cristo, Signore della Chiesa. In questo mese di maggio 2016 il versetto previsto dal nostro lezionario ci propone una riflessione proprio sul nostro essere chiesa. Sappiamo che al di là dei nostri luoghi di culto il vero avvenimento dello Spirito ci riguarda in prima persona, ovvero il nostro corpo? Sappiamo che non  apparteniamo a noi stessi, ma a qualcun altro? Come ci comportiamo come membri di questa nostra chiesa? Ci siamo? Partecipiamo personalmente, fisicamente, materialmente alla vita della “nostra” chiesa? Il vero tempio, ce lo ricorda proprio il versetto di questo mese, è il nostro “essere chiesa”, è il nostro esserci, è la nostra presenza, la nostra partecipazione in prima persona alle diverse attività. Non esiste una chiesa fatta da singoli individui. Come credenti in Gesù Cristo non esistiamo solo ciascuno a modo suo nella propria casa, oppure nella propria cultura, oppure rimanendo legati alle proprie convinzioni, ma solo nella piena consapevolezza che il “nostro” corpo, nella visione
riformata e rinnovata (e quindi non solo restaurata o conservata) della fede, in realtà non è NOSTRO, ma anche nel suo insieme come chiesa parte di qualcosa più grande di noi.

Lo Spirito di Dio ci chiama quindi alla comunione con qualcuno allo stesso tempo così diverso da noi, ma anche così uguale a noi , con l’altro in assoluto, ovvero Dio, e poi con quell’altro che è il nostro fratello, la nostra sorella nella fede, e lo stesso Spirito ci chiama a vivere la “nostra” vita in condivisione del “proprio” tempo, delle “proprie” risorse, per creare (o per ricreare sempre di nuovo, ma non totalmente ex nuovo ) qualcosa che è la nostra vera chiesa, il nostro vero Tempio – al di là di quello che pensiamo o riteniamo di conoscere già. (AK)