Come un uomo consolato da sua madre così io consolerò voi, e sarete consolati in Gerusalemme.
(Isaia 66, 13)
Un’immagine particolare ci viene presentata in questo versetto dell’anno 2016. Dio parla di sé stesso facendoci pensare a qualcuno che, consolato a sua volta da sua madre, consola altri:
in questo caso Dio vuole consolare il suo popolo, ovvero ciò che era rimasto del suo popolo dopo il lungo tempo in esilio in Babilonia. II lungo tempo dell’attesa per la piccola comunità era finita. Era il tempo della liberazione, era la fine di una vita vissuta nel ghetto. Qualcuno tra gli esuli liberati pensava forse già alla ricostruzione del Tempio a Gerusalemme. La forza per ripartire ancora una volta, all’epoca veniva dalla parola di Dio trasmessa per la bocca del profeta. Questa parola profetica, a differenza del messaggio tradizionale dei profeti nel passato, non era un lamento oppure un giudizio contro il popolo. La parola profetica era nuova e diversa, un invito alla gioia:
“Gioite con Gerusalemme
ed esultate a motivo di lei,
voi tutti che l’amate!
Rallegratevi grandemente con lei,
voi tutti che siete in lutto per essa,
affinché siate allattati e saziati
al seno delle sue consolazioni;
affinché beviate a lunghi sorsi e con delizia
l’abbondanza della sua gloria”.
Poiché così parla il SIGNORE:
“Ecco, io dirigerò la pace verso di lei come un fiume,
la ricchezza delle nazioni come un torrente che straripa, e voi sarete allattati,
sarete portati in braccio,
accarezzati sulle ginocchia.”
Nel primo decennio del ‘500, prima ancora di iniziare a pensare a tutto ciò che poi sarebbe stato chiamato la Riforma protestante, Martin Lutero riscoprì tra le tante parole della Bibbia
una parola chiave che gli aprì gli occhi per una visione completamente nuova su Dio. Era la parola “GRAZIA”. Per la libera grazia di Dio siamo quello che siamo, non per quello che sappiamo fare o non sappiamo fare. Noi contiamo qualcosa per Dio non per le opere piccole o grandi nostre, ma semplicemente perché egli ci ama e ci perdona come un padre, come una madre che ci porta in braccio, sollevandoci dopo le nostre cadute. Come diceva K. Barth: “Egli [Dio] non vuol essere senza l’uomo bensì con lui, e, nella stessa libertà, non contro di lui bensì per lui.”
